Unternehmerverband Südtirol - Assoimprenditori Alto Adige - Notizia internet n. A00050-2020 del 02/14/2020






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Cod. Notizia: A00050-2020


Data di pubblicazione: 02/14/2020

Ritenute fiscali negli appalti e subappalti: Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Con la circolare n. 1/E del 12 febbraio 2020 l’Agenzia delle Entrate fornisce i primi chiarimenti sulla nuova disciplina relativa al versamento delle ritenute fiscali negli appalti e subappalti. In caso die “catene di soggetti”, tutti i soggetti possono rivestire la qualifica di “committente” e sono tenuti ai nuovi obblighi.

Facciamo seguito alle nostre notizie Prot. n. A00005-2020 del 09 gennaio 2020 e n. A00039-2020 del 07 febbraio 2020 per comunicare che l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 1/E del 12 febbraio 2020 ha fornito i primi chiarimenti sulla nuova disciplina relativa al versamento delle ritenute fiscali negli appalti e subappalti introdotta dall’art. 4 del DL 124/2019 convertito con modifiche dalla legge 157/2019.

La circolare chiarisce, anche con esempi, l’ambito soggettivo e oggettivo di applicazione, nonché gli obblighi dei soggetti coinvolti. Di seguito si riportano i chiarimenti più rilevanti, rinviando per un maggior approfondimento alla circolare allegata.


1. Ambito soggettivo di applicazione

La normativa si applica ai soggetti residenti ai fini delle imposte sui redditi nel territorio dello Stato che rivestono la qualifica di sostituto d’imposta ai sensi del comma 1 dell’articolo 23 del d.P.R. n. 600 del 1973; essi sono:

- enti e società indicati nell’articolo 73, comma 1, del TUIR residenti nel territorio dello Stato che esercitano imprese commerciali o imprese agricole;
- società e associazioni indicate nell’articolo 5 del TUIR residenti nel territorio dello Stato che esercitano imprese commerciali o imprese agricole;
- persone fisiche residenti nel territorio dello Stato che esercitano imprese commerciali ai sensi dell’articolo 55 del TUIR o imprese agricole;
- persone fisiche residenti nel territorio dello Stato che esercitano arti e professioni;
- curatore fallimentare e commissario liquidatore residenti nel territorio dello Stato.

I condomìni sono da escludersi dall’ambito di applicazione perché, pur rientrando tra i soggetti sostituti d’imposta, non detengono in qualunque forma beni strumentali, in quanto non possono esercitare alcuna attività d’impresa.

Per le medesime ragioni sono escluse anche gli enti non commerciali (enti pubblici, associazioni, trust ecc.) limitatamente all’attività istituzionale di natura non commerciale svolta.

L’affidamento deve essere poi riferito «a un’impresa». In presenza di affidamenti a più imprese, l’applicazione del comma 1 dell’articolo 17-bis sarà valutata per ciascuna di esse.
Siccome la disposizione prevede che l’affidamento deve essere riferito a un’impresa, sono anche escluse dai soggetti affidatari gli esercenti arti o professioni. Di conseguenza, i contratti d’opera di cui all’articolo 2222 del codice civile stipulati con esercenti arti e professioni non ricadono nell’ambito oggettivo di applicazione della disposizione normativa in esame.

Catene di soggetti

Ciascun “soggetto della catena” committente, appaltatore e subappaltatore può rivestire la qualifica di “committente” ed è tenuto ai nuovi obblighi sul versamento delle ritenute fiscali negli appalti e subappalti. Di conseguenza anche l’appaltatore può essere considerato “committente” del subappaltatore.

Al fine di evitare aggiramenti della soglia dei 200.000 euro mediante il frazionamento dell’affidamento di opere o servizi di ammontare superiore alla soglia in più subaffidamenti di importi inferiori, la soglia di 200.000 euro sarà verificata unicamente nel rapporto tra originario committente, anche se non rientrante nell’ambito di applicazione.

Qualora nel rapporto tra originario committente e affidatario il committente è un soggetto escluso dalla normativa, gli altri presupposti di applicabilità riguardanti il prevalente utilizzo della manodopera presso le sedi del committente e con l’utilizzo dei beni strumentali ad esso riconducibili dovranno essere verificati da ciascun committente (committente originario, appaltatore, consorzio ecc.).


2. Ambito oggettivo di applicazione

Con riferimento alla certificazione rilasciata dall’Agenzia delle entrate, da consegnare al committente da parte delle imprese virtuose, l’Agenzia delle entrate precisa che “nel caso in cui il committente sia una pubblica amministrazione trovano applicazione le disposizioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 e, pertanto, la sussistenza dei requisiti dovrà essere oggetto di autocertificazione.

Presupposti di applicabilità

Il comma 1 dell’articolo 17-bis prevede i seguenti presupposti al ricorrere dei quali si applica l’intera disciplina di cui al medesimo articolo, fatto salvo il ricorrere delle cause di esonero previste per le imprese virtuose:

a) l’affidamento a un’impresa del compimento di un’opera o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore ad euro 200.000;
b) l’affidamento di cui al punto sub a) deve avvenire tramite contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati;
c) i contratti di cui al punto sub b) devono essere caratterizzati da:
- c1) prevalente utilizzo di manodopera;
- c2) prestazione svolta presso le sedi di attività del committente;
- c3) utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente o ad esso riconducibili in qualunque forma.

L’affidamento deve essere riferito «a un’impresa». In presenza di affidamenti a più imprese, l’applicazione della normativa dovrà essere valutata per ciascuna di esse. Nel caso di imprese associate in un’associazione temporanea di imprese, l’ATI sarà da intendersi unitariamente ai sensi della disposizione normativa in esame.

Per quanto riguarda il limite dell’importo minimo complessivo annuo superiore ad euro 200.000 per ciascuna impresa, secondo l’Agenzia, l’arco temporale va riferito all’anno solare (1° gennaio-31 dicembre) e si dovrà fare riferimento ai mesi e non ai giorni.

In presenza di contratti di durata annuale o pluriennale che presentino un prezzo predeterminato, il calcolo della soglia su base annua di 200.000 euro avverrà secondo un meccanismo di pro-rata temporis.
Se nei contratti non è previsto un prezzo o una scadenza predeterminati (ad esempio, contratti-quadro), si dovrà seguire il criterio di cassa.

Il prevalente utilizzo di manodopera

Il prevalente utilizzo della manodopera, al pari degli ulteriori requisiti dell’impiego presso le sedi del committente e di beni strumentali ad esso riconducibili, va riferito a tutte le tipologie di contratti menzionati dal comma 1 dell’articolo 17-bis: appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati, rapporti negoziali comunque denominati. Pertanto, secondo l’Agenzia, potrà rientrare anche un contratto di cessione dei beni con posa in opera, qualora ricorrano tutti i presupposti previsti.

Al fine di determinare la prevalenza, si deve fare riferimento al numeratore alla retribuzione lorda riferita ai soli percettori di reddito di lavoro dipendente e assimilato, e al denominatore al prezzo complessivo dell’opera. La prevalenza si intenderà superata quando il rapporto tra numeratore e denominatore è superiore al 50%.
Per “manodopera” si deve intendere tutta la manodopera per cui vige l’obbligo di applicazione e versamento delle ritenute fiscali (lavoro dipendente, reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, lavoro autonomo, lavoro occasionale, ecc.).

Il concetto di “manodopera” ricomprende tutte le tipologie di lavoro manuale e intellettuale.

Utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente o ad esso riconducibili in qualunque forma

Nella circolare viene precisato che “… l’occasionale utilizzo di beni strumentali riconducibili al committente o l’utilizzo di beni strumentali del committente, non indispensabili per l’esecuzione dell’opera o del servizio, non comportano il ricorrere della condizione di applicabilità in esame”.


3. Obblighi

Divieto di compensazione

Le imprese appaltatrici o affidatarie e le imprese subappaltatrici sono obbligate al versamento delle ritenute, da essi trattenute ai lavoratori direttamente impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio, con distinte deleghe per ciascun committente, senza possibilità di compensazione.

L’Agenzia chiarisce che il divieto di compensazione non è applicabile per i crediti maturati dall’impresa in qualità di sostituto d’imposta per aver anticipato somme di denaro ai dipendenti per conto dello Stato, quali i rimborsi corrisposti a seguito di assistenza fiscale, conguaglio di fine anno o per cessazione del rapporto di lavoro, oppure dei crediti derivanti da eccedenze di versamento delle ritenute.
La circolare riporta una tabella con i codici tributo, da indicare nel modello F24, per recuperare in compensazione i crediti maturati dai sostituti d’imposta, ai quali non si applica il divieto di compensazione.

Inoltre, le imprese rientranti in questa normativa, non possono avvalersi dell’istituto della compensazione ai fini del pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi assicurativi obbligatori, maturati in relazione ai dipendenti direttamente impiegati nell’esecuzione delle opere e dei servizi.
Viene precisato che restano esclusi dall’ambito di applicazione della disposizione normativa i contributi di fonte contrattuale (quali, ad esempio, i contributi a casse sanitarie e i contributi a forme di previdenza complementare).

Invio dati da parte degli affidatari

Con riferimento all’obbligo a rilasciare al committente copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute, trattenute ai lavoratori direttamente impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio, viene precisato quanto segue:

- Le imprese subappaltatrici sono tenute a inviare copia delle suddette deleghe sia al committente originario sia all’impresa appaltatrice.

- La quota di retribuzione esposta in “busta paga” e le relative ritenute collegate alla prestazione resa nei confronti di ciascun committente sono determinate escludendo le retribuzioni arretrate o differite e l’indennità di fine rapporto; devono invece essere incluse le trattenute a titolo di addizionali regionali e comunali all’IRPEF.

- L’appaltatore deve rapportare l’orario ordinario e straordinario di lavoro prestato a favore del committente all’orario complessivo di lavoro retribuito (comprese, quindi, eventuali assenze retribuite, quali, ad esempio, ferie, malattia e permessi retribuiti).

- La quota di ritenute determinata per ciascun committente deve essere versata dall’impresa compilando un distinto modello F24 per ognuno di essi. Invece, la quota di ritenute alla quale non è applicabile l’articolo 17-bis va versata cumulativamente dall’impresa, con un modello F24 separato, senza far riferimento ad alcun committente.

- Rientrano nel campo di applicazione della nuova disciplina le ritenute operate sugli emolumenti di competenza gennaio 2020 (i cui versamenti sono eseguiti nel mese di febbraio 2020); viceversa, le ritenute sugli emolumenti dell’anno 2019 corrisposti entro il 12 gennaio 2020 (c.d. “cassa allargata) non rientrano nel campo di applicazione.


Controlli da parte del committente

L’Agenzia pretende dal committente di verificare, “ancorché il riscontro dovrà basarsi su elementi cartolari”:

- che la retribuzione oraria corrisposta a ciascun lavoratore non sia manifestamente incongrua rispetto all’opera prestata dal lavoratore; inoltre, dovrà essere effettuata una valutazione finalizzata a verificare, tra l’altro, la coerenza tra l’ammontare delle retribuzioni e gli elementi pubblicamente disponibili (come nel caso di contratti collettivi) e l’effettiva presenza dei lavoratori presso la sede del committente;
- che le ritenute fiscali per ciascun lavoratore non siano manifestamente incongrue rispetto all’ammontare della relativa retribuzione corrisposta. In caso di ritenute fiscali manifestamente incongrue rispetto alla retribuzione imponibile ai fini fiscali, il committente sarà tenuto a richiedere le relative motivazioni e gli affidatari saranno tenuti a fornirle. Secondo le istruzioni, per esigenze di semplificazione, le ritenute fiscali non saranno manifestamente incongrue allorché siano superiori al 15 per cento della retribuzione imponibile ai fini fiscali;
- che le ritenute fiscali siano state versate senza alcuna possibilità di compensazione.

Sospensione dei pagamenti da parte del committente

Nella circolare viene evidenziato che nella particolare ipotesi in cui le imprese subappaltatrici non abbiano ottemperato agli obblighi previsti nei loro confronti, i pagamenti saranno sospesi dal soggetto (committente originario o appaltatore) presso cui si verificano i presupposti di applicabilità dell’articolo 17-bis.

4. Profili sanzionatori

In caso di inottemperanza agli obblighi previsti, il committente è tenuto al versamento di una somma pari alla sanzione irrogata all’impresa appaltatrice o affidataria o subappaltatrice per la non corretta determinazione ed esecuzione delle ritenute, nonché per il tardivo versamento delle stesse, senza possibilità di compensazione.

La sanzione viene applicata esclusivamente nelle ipotesi in cui l’impresa appaltatrice o affidataria o subappaltatrice abbia commesso le richiamate violazioni e le siano state irrogate le correlate sanzioni.

L’Agenzia stabilisce che fino al 30 aprile 2020 al committente non sarà contestata la violazione se l’appaltatore abbia correttamente determinato ed effettuato i versamenti delle ritenute fiscali (salvo il divieto di compensazione) senza utilizzare per ciascun committente distinte deleghe, a condizione che sia fornito al committente medesimo, entro il predetto termine, tutta la documentazione prevista dalla normativa.

Per maggiori informazioni rivolgersi al dott. Hubert Gasser (h.gasser@assoimprenditori.bz.it).


CIRCOLARE N. 1 2020.pdf (280KB)





Riferimenti: Hubert Gasser - h.gasser@unternehmerverband.bz.it



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